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Insulti su WhatsApp o Facebook: ecco perché in un caso non si può essere licenziati e nell’altro sì

Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Marina Olgiati, pubblicato su La Repubblica il 24 Agosto 2025, che analizza la tematica dell'utilizzo dei social media a scopo diffamatorio e conseguente licenziamento. Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3405 dello scorso 18 luglio 2025, ha posto una netta distinzione tra comunicazioni private, coperte da segretezza costituzionale, e manifestazioni pubbliche del pensiero, che possono, invece, avere conseguenze dirette sul rapporto di lavoro.
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Social, lavoro e diritto: quando le parole pesano

Nell’attuale scenario digitale, la comunicazione privata e quella pubblica transitano spesso sugli stessi strumenti: WhatsApp, Facebook, Telegram, Instagram, TikTok... È tuttavia fondamentale ricordare che chat e messaggi privati costituiscono corrispondenza riservata e, pertanto, in assenza di una valida base giuridica, qualsiasi attività di monitoraggio o trattamento da parte del datore di lavoro è illecita. Il confine tra vita privata e responsabilità professionale è pertanto sottile, ma non invisibile. Ogni parola espressa online può tradursi in conseguenze giuridiche e professionali concrete. Per questo motivo sono indispensabili regole interne chiare, procedure trasparenti e una maggiore consapevolezza da parte di dipendenti, HR, manager e dirigenti. Oltre che del singolo.
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La somministrazione che dura tre anni è irregolare. Ma la riforma del 2025 cambia lo scenario

Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Diego Meucci, pubblicato su La Repubblica il 10 Agosto 2025, che analizza la recente sentenza n. 196/2025 della Corte di Appello di Lecce. La pronuncia riporta al centro dell’attenzione il tema della somministrazione di lavoro e dei suoi limiti, riaffermando il principio secondo cui missioni prolungate e prive di giustificazione sostanziale possono trasformarsi in rapporti subordinati a tempo indeterminato. Tuttavia, il quadro normativo è cambiato con l’entrata in vigore della Legge n. 203/2024, che ha modificato in modo significativo regole e deroghe in materia. La combinazione tra nuova disciplina e orientamenti giurisprudenziali impone un’attenta valutazione dei contratti in essere e delle strategie di gestione del personale, per prevenire contenziosi e garantire conformità.
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Estate 2025: dal termometro al tribunale

Dal caldo al contenzioso: il clima diventa questione di diritto L’estate 2025 non è solo un’emergenza meteorologica: è il segnale che il cambiamento climatico ha ormai invaso il campo giuridico. Temperature estreme, ordinanze regionali anti-caldo, sentenze internazionali e prime cause contro Stati e aziende mostrano che il diritto non può più restare spettatore. Oggi, il clima non si misura solo con il termometro, ma anche con norme, responsabilità e diritti violati. Questo approfondimento racconta come il riscaldamento globale stia riscrivendo le regole del diritto, aprendo una nuova stagione di giustizia climatica.
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Patto di non concorrenza, nullità per sproporzione tra limitazioni e corrispettivo

Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Diego Meucci, pubblicato su NT+ Lavoro – IlSole24Ore il 28 Luglio 2025, che analizza come la sentenza 593/2025 dell’11 luglio della Corte d’Appello di Catania offra un'interessante applicazione dei principi consolidati in materia di validità dei patti di non concorrenza post-contrattuali, confermando l’orientamento della Cassazione sulla necessaria proporzionalità tra limitazioni imposte al lavoratore e corrispettivo pattuito.
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Lavoro agile non autorizzato, legittima la sanzione espulsiva

Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Orazio Marano, pubblicato su NT+ Lavoro – IlSole24Ore il 28 Luglio 2025, che analizza come, con la sentenza dell’11 luglio 2025, Il Tribunale di Ragusa abbia dichiarato legittimo il licenziamento di un lavoratore che aveva svolto attività lavorativa in regime di smart working senza la preventiva autorizzazione del datore di lavoro.
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Madre intenzionale

Con la sentenza n. 68 del 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma contenuta nella legge n. 40 del 2004 nella parte in cui non riconosce come genitore la madre intenzionale nelle coppie omogenitoriali. Non riconoscere la madre intenzionale significa privare il bambino di una delle sue figure di riferimento, anche dal punto di vista delle tutele legali e sociali. Le imprese possono scegliere di anticipare la norma, adottando policy inclusive che garantiscano a entrambi i genitori pari diritti nell’accesso alle tutele legate alla genitorialità. In questo modo, non solo si promuove un ambiente di lavoro più equo e rispettoso delle diversità familiari, ma si agisce concretamente in favore del benessere psicologico e relazionale dei figli, che sono i primi a beneficiare della presenza stabile di entrambi i genitori.
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Leonardo, Armani e il Brucoverde

Cosa possono avere in comune Leonardo da Vinci, Giorgio Armani e Brucoverde? Apparentemente poco, e invece moltissimo, se si guarda alla Milano come luogo di invenzione, gusto e cultura materiale.Nel suo saggio La moda alla corte degli Sforza, Paola Venturelli racconta una città che già nel Quattrocento anticipava tendenze e codificava stili, grazie anche alla visione di Leonardo, capace di unire creatività e tecnica in un linguaggio nuovo. Secoli dopo, è ancora Milano a dare forma al "sistema moda" contemporaneo, con figure come Giorgio Armani che ne incarnano l’eleganza progettuale. Ma è sempre qui che, tra gli anni Settanta e Ottanta, nasce un’altra rivoluzione: quella editoriale dei libri coi buchi de La Coccinella, dove il design incontra l’infanzia e trasforma la lettura in esperienza. Tre storie diverse, un filo comune: la capacità di Milano di far dialogare arti e mestieri, visione e concretezza. Una città dove l’innovazione ha sempre avuto radici profonde.
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Gravidanza e lavoro. Dalle nuove mansioni “più leggere” allo smart working: quali tutele?

Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Orazio Marano, pubblicato su La Repubblica il 28 Luglio 2025, che analizza quali tutele siano previste per una lavoratrice in gravidanza. In un momento di particolare importanza nella propria vita, il legislatore ha introdotto una serie di tutele finalizzate a garantire la salute della madre e del nascituro, senza compromettere – nei limiti in cui ciò sia possibile – la prosecuzione dell’attività lavorativa da parte dell’interessata. Vediamo, nello specifico, quali sono dette tutele e come è possibile metterle in atto.
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