Nel valutare un illecito disciplinare, oggi non basta più fermarsi al fatto: conta capire anche il contesto e l’intenzionalità del lavoratore. La giurisprudenza conferma che condotte consapevoli e in violazione delle regole possono giustificare il licenziamento. Ma se emergono negligenza, carenze organizzative o prassi tollerate, la valutazione cambia, incidendo sulla gravità e sulla proporzionalità della sanzione.
Le regole sui controlli per alcol e uso di sostanze nei luoghi di lavoro si stanno evolvendo, con un rafforzamento degli strumenti a tutela della sicurezza. Accanto al sistema già previsto per i lavoratori impiegati in mansioni a rischio – come la guida di mezzi o attività potenzialmente pericolose – emerge oggi una maggiore attenzione alla prevenzione e alla tempestività degli interventi.
Dopo la Relay Marathon del 12 aprile, Trifirò & Partners Avvocati torna a condividere il valore di un’esperienza che unisce sport e solidarietà: due squadre in corsa al fianco di VIDAS per sostenere Casa Sollievo Bimbi.
La crescente presenza di dirigenti nei consigli di amministrazione segna un passaggio chiave nell’evoluzione della governance d’impresa ma il cumulo tra ruolo manageriale e funzione gestoria mette in tensione il principio di subordinazione, cardine del diritto del lavoro. Ne emerge la necessità di confini chiari tra rapporto di lavoro e poteri societari, per evitare che un’opportunità organizzativa si trasformi in fonte di rischio per imprese e manager.
Il contributo dell'Avv. Antonio Cazzella, pubblicato su DirittoBancario, analizza il trasferimento del lavoratore per incompatibilità ambientale alla luce della recente sentenza della Cassazione (n. 4198 del 25 febbraio 2026).
L’autore, nell’analizzare la disciplina di cui all’art. 2103 C.c., ricorda come tale istituto non abbia natura disciplinare e sia legittimo solo in presenza di esigenze tecniche, organizzative e produttive. In tale contesto evidenzia come la conflittualità tra lavoratori possa integrare le citate esigenze, giustificando il trasferimento quale strumento di garanzia del corretto funzionamento dell’unità produttiva.
Si è svolto ieri a Palazzo Soragna, ospite dell'Unione Parmense degli Industriali, l'evento di presentazione del libro "Volevo fare il Viceré", dell'Avv. Salvatore Trifirò.
Nel lavoro agile non basta più attivare lo smart working: serve una gestione giuridica rigorosa. Dal 7 aprile 2026 si rafforzano le sanzioni per la mancata informativa su salute e sicurezza, fino a 7.500 euro. Ma colpire un obbligo formale, anche senza danni concreti, tutela davvero i lavoratori o rischia di trasformare la prevenzione in mera burocrazia difensiva?
La sentenza n. 4684/2026 della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto importante per lavoratori e datori di lavoro: un’assoluzione nel processo penale non impedisce automaticamente un licenziamento disciplinare. In parole semplici, anche se in sede penale una persona viene assolta o il reato si estingue per prescrizione, il datore di lavoro può comunque valutare i fatti sotto il profilo lavorativo e decidere se siano sufficientemente gravi da giustificare una sanzione, fino al licenziamento. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Paolo Zucchinali
Mercoledì 8 Aprile, alle h. 17:00, l'Avv. Salvatore Trifirò presenterà a Parma, nella sede di Palazzo Soragna, il suo libro Volevo fare il Viceré con il Dott. Ferruccio De Bortoli, già Direttore del Corriere della Sera.