Anche quest'anno, lo Studio Trifirò&Partners Avvocati ha partecipato a Run the Law nell'ambito della Legalcommunity Week, un evento di respiro internazionale dedicato alla professione legale, fiscale e finanziaria. L'evento si è svolto lungo il Naviglio Grande, a Milano.
Condividiamo l'articolo dell'Avv. Antonio Cazzella, Trifirò&Partners Avvocati, pubblicato su DirittoBancario il 9 Giugno 2025, sul tema del diritto di critica del lavoratore, soffermandosi sul suo fondamento normativo e sui limiti al suo esercizio.
Affrontiamo oggi un nuovo episodio, che riguarda il licenziamento di un dipendente infortunato al braccio, che malgrado una prescrizione medica di riposo e immobilizzazione dell’arto, si era recato al mare durante il periodo di malattia... in scooter! Per il datore di lavoro, quel comportamento aveva rappresentato una violazione del vincolo fiduciario, tanto da arrivare al licenziamento per giusta causa.
Ma è davvero sufficiente una condotta pregiudizievole per giustificare un licenziamento immediato, senza preavviso?
Oppure servono prove concrete, di un effettivo pregiudizio alla guarigione (in questo caso) o al rapporto fiduciario?
Affrontiamo oggi un tema tanto delicato quanto interessante: può un lavoratore essere licenziato se finisce in carcere?
La domanda non è così scontata come potrebbe sembrare. Infatti, la carcerazione – per quanto grave – non è di per sé un inadempimento contrattuale. Tuttavia, può comportare una temporanea impossibilità della prestazione lavorativa, e quindi diventare motivo, in certe circostanze, per un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Ma non esiste una regola rigida. I giudici pretendono una valutazione concreta caso per caso, che tenga conto di numerose variabili e non c'è obbligo di repechage. Inoltre, non sono mancate sentenze che hanno ritenuto illegittimo il licenziamento, specie quando motivato come "assenza ingiustificata" ma con comunicazioni preventive a supporto del lavoratore.
In sintesi: la carcerazione può legittimare un licenziamento, ma non sempre. E se si procede per giusta causa, serve una contestazione disciplinare chiara, puntuale e coerente.
Siamo lieti di segnalare che il prossimo 23 giugno 2025, alle ore 14.30 in diretta sul canale YouTube di UNAcom, sarà possibile seguire il webinar "Aspetti Legali nella Gestione del Personale", promosso dalla UNA – Aziende della Comunicazione Unite in collaborazione con lo Studio legale Trifirò&Partners Avvocati, e che vedrà ospiti tra i relatori gli Avv.ti Stefano Trifirò, Mariapaola Rovetta Arici e Jacopo Moretti. Scopri il programma completo.
Condividiamo il contributo dell'Avv. Stefano Trifirò, pubblicato su Repubblica il 1 Giugno 2025, che analizza come, un tirocinio, privo di reale contenuto formativo, equivalga a un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fin dall’origine del rapporto. È quanto stabilito dal Tribunale di Napoli con la sentenza del 28 marzo 2025, che ha riconosciuto la natura subordinata – e non formativa – di un contratto formalmente presentato come stage-tirocinio.
Ripercorriamo le radici e il significato delle prime scelte simboliche del nuovo Papa: il nome, lo stemma, il motto. Tutti elementi che svelano un pontificato ispirato alla figura di Sant’Agostino, nel segno della pace e dell’unità, e che si candidano a diventare le parole chiave di una stagione ecclesiale profondamente consapevole del proprio tempo. Le res novae non sono solo una sfida da comprendere e orientare, ma anche un’occasione per riaffermare i valori fondanti della dignità umana, della giustizia e della coesione spirituale.
Condividiamo l'articolo dell'Avv. Michela Casula, pubblicato su NT+ Diritto del Sole 24 ore il 26 Maggio 2025, che tratta come, con la sentenza del 29 aprile 2025, n. 11290, la Corte di Cassazione chiarisca quali siano le modalità di ripartizione del danno tra due coobbligati laddove venga accertata la corresponsabilità di un terzo soggetto, che tuttavia non è stato citato in giudizio.
Condividiamo l'articolo dell'Avv. Marta Filadoro, apparso il 26 Maggio 2025 su NT+ Lavoro | Il Sole 24 Ore, che analizza come la Corte d’appello dell’Aquila si sia pronunciata sul caso di un presidiante-ispettore che aveva assistito a procedure irregolari messe in atto dai colleghi