Nel lavoro agile non basta più attivare lo smart working: serve una gestione giuridica rigorosa. Dal 7 aprile 2026 si rafforzano le sanzioni per la mancata informativa su salute e sicurezza, fino a 7.500 euro. Ma colpire un obbligo formale, anche senza danni concreti, tutela davvero i lavoratori o rischia di trasformare la prevenzione in mera burocrazia difensiva?
La sentenza n. 4684/2026 della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto importante per lavoratori e datori di lavoro: un’assoluzione nel processo penale non impedisce automaticamente un licenziamento disciplinare. In parole semplici, anche se in sede penale una persona viene assolta o il reato si estingue per prescrizione, il datore di lavoro può comunque valutare i fatti sotto il profilo lavorativo e decidere se siano sufficientemente gravi da giustificare una sanzione, fino al licenziamento. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Paolo Zucchinali
L’approfondimento dell’Avv. Teresa Cofano offre una lettura chiara e attuale dell’evoluzione del rischio assicurativo, alla luce delle trasformazioni economiche e ambientali che caratterizzano il nostro tempo. Dalle prime forme di tutela collettiva fino alla moderna assicurazione, il concetto di rischio si è progressivamente adattato ai mutamenti della società.
Lo Studio ha recentemente ottenuto provvedimenti giudiziari in materia di: licenziamento per utilizzo illegittimo del numero telefonico di una cliente, orario di lavoro ed accertamento del diritto al superiore inquadramento.
Condividiamo l'approfondimento a cura dell'Avv. Antonio Cazzella.
Il rifiuto del lavoratore di eseguire la prestazione non comporta automaticamente un illecito disciplinare né giustifica sempre il licenziamento. La recente sentenza n. 3145/2026 della Corte di Cassazione richiama un principio fondamentale: il rapporto di lavoro si fonda su obblighi reciproci, e l’inadempimento del datore può legittimare quello del dipendente.
Condividiamo l'approndimento a cura dell'Avv. Bonaventura Minutolo a commento di una recente decisione della Cassazione (n. 23093/2025) sulla rinuncia alla proprietà immobiliare.
La sentenza del Tribunale di Padova, insomma, interessa non tanto per la copertura INAIL dell’infortunio avvenuto durate lo smart-working, quanto per la rifusione di spese mediche private necessitate ai fini di causa e giustificate dall’inefficienza del sistema sanitario pubblico. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Luca D'Arco.
Le modifiche proposte all’AI Act nell’ambito del cosiddetto Omnibus AI introducono alcuni correttivi significativi, con impatti non solo tecnologici ma anche giuslavoristici e in materia di protezione dei dati.
Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Antonio Cazzella, pubblicato su DirittoBancario.it, che analizza la disciplina del lavoro agile o c.d. smart working, evidenziandone i presupposti e i limiti applicativi, alla luce della giurisprudenza formatasi in materia.