La promozione delle pari opportunità nei luoghi di lavoro non rappresenta soltanto un valore etico, ma costituisce un preciso obbligo giuridico per il datore di lavoro. Le norme che tutelano la dignità della persona e contrastano ogni forma di discriminazione sono da tempo presenti nell’ordinamento, ma la loro effettiva applicazione richiede strumenti organizzativi e culturali capaci di tradurre i principi in comportamenti concreti.
La presenza di una patologia psichiatrica può incidere sulla valutazione della responsabilità disciplinare del lavoratore, senza tuttavia determinarne automaticamente l’esclusione. In questi casi, il giudice è chiamato a verificare se e in quale misura la condizione clinica abbia compromesso la capacità del dipendente di comprendere e controllare le proprie azioni al momento dei fatti contestati.
L’insubordinazione del lavoratore e le offese rivolte ai superiori costituiscono comportamenti che possono compromettere il rapporto fiduciario alla base del rapporto di lavoro e incidere sul corretto funzionamento dell’organizzazione aziendale.
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Le molestie sul luogo di lavoro e l’abuso del potere gerarchico rappresentano oggi uno dei temi più delicati nella gestione delle risorse umane e nella tutela del benessere organizzativo. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Marta Filadoro, pubblicato sul portale NT+ Lavoro – IlSole24Ore.
Condividiamo la bella recensione di Paolo Iacci pubblicata su Hr Online, il periodico di Risorse Umane online – AIDP - Associazione Italiana per la Direzione del Personale
Il patto di non concorrenza rappresenta uno degli strumenti più delicati nel bilanciamento tra libertà del lavoratore e tutela degli interessi dell’impresa. Da un lato, consente al datore di lavoro di proteggere il proprio patrimonio di conoscenze e relazioni; dall’altro, impone limiti concreti alla possibilità, per il lavoratore, di proseguire la propria attività professionale una volta cessato il rapporto. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Damiana Lesce, pubblicato su Repubblica
la discriminazione va valutata nei suoi effetti, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate, e che atteggiamenti di questo tipo, soprattutto se provenienti da ruoli di responsabilità, compromettono il rapporto di fiducia con l’azienda. Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Damiana Lesce, pubblicato su Repubblica, che evidenzia come il rispetto delle pari opportunità non sia solo un principio astratto, ma un criterio concreto di valutazione dei comportamenti in ambito lavorativo.
Condividiamo l'approfondimento dell'Avv. Sara Lovecchio sul ruolo degli strumenti digitali nei rapporti di lavoro, pubblicato sul portale NT+Lavoro – IlSole24Ore